giovedì 20 ottobre 2011

L'INDACO E I BLUE JEANS

La sostanza chimica di cui parleremo in questa trattazione è l'indaco.
Ma cosa c'entra con i comunissimi blue jeans che ci mettiamo indosso?
Lo scopriremo fra poco!
Intanto andiamo a capire che cos'è l'indaco.
A primo acchito il nome può richiamare in mente il colore dalla denominazione omonima, uno dei colori dell'arcobaleno, quella sfumatura particolare di blu, che tra l'altro, ricollegandoci alla Fisica, rappresenta il colore associato alla frequenza più alta (e conseguentemente alla lunghezza d'onda più piccola) compresa nell'intervallo dello spettro elettromagnetico tra i 420 e i 450 nanometri.
In effetti, per quanto concerne la Chimica, l'indaco è un colorante ed è blu.












Ergo, il termine è proprio azzeccato per designare tale composto chimico.
L'indaco, in natura, è prodotto da una pianta, appartenente alla famiglia delle papilionacee (come i piselli e i fagioli), denominata dal famoso botanico svedese Linneo Indigofera tinctoria.
La suddetta pianta, tra l'altro, può superare un metro e mezzo di altezza in climi sia tropicali che subtropicali.
L'indaco, però, può essere generato anche in regioni maggiormente temperate da un'altra pianta, il guado (Isatis tinctoria), rappresentante una delle piante coloranti più antiche dell'Europa e dell'Asia.
Si narra che Marco Polo, durante i suoi viaggi risalenti a 700 anni fa, avesse visto utilizzare l'indaco nella valle dell'Indo e dunque, da ciò sarebbe derivato il termine con cui è nota questa pianta.
Tuttavia, l'indaco (la pianta) si poteva riscontrare in numerose altre parti del globo, fra cui l'Asia sudorientale e l'Africa, molto tempo prima dei leggendari viaggi di Marco Polo.
Una precisazione: le foglie fresche delle piante produttrici di indaco non sono blu.
Infatti, tale colore compare a seguito della loro fermentazione in condizioni alcaline e dopo l'ossidazione.
Il processo appena descritto fu scoperto da diverse culture in tutto il mondo, probabilmente quando le foglie della pianta venivano accidentalmente irrorate da urina o ricoperte di ceneri, e poi lasciate a fermentare.
In cotali circostanze si sarebbero generate casualmente le condizione favorevoli affinché si producesse l'intenso colore blu dell'indaco.
Il composto precursore dell'indaco, che si può riscontrare in tutte le piante produttrici dell'indaco stesso, è l'indicano, il quale è un glucoside, ovvero una molecola contenente un'unità di glucosio.
L'indicano è incolore, ma la sua fermentazione in condizioni alcaline fa sì che si stacchi l'unità di glucosio, andando in tal modo a produrre un'ulteriore molecola: l'indossile.
Quest'ultima, a sua volta, reagendo con l'ossigeno dell'aria, va a dar vita appunto all'indaco (o indigotina), che possiede il suo caratteristico colore blu.
Pertanto, per secoli e secoli, l'indaco fu prodotto attraverso tali metodi "naturali".
Sorge una domanda: tale importante sostanza è stata successivamente sintetizzata in laboratorio?
La risposta è sì: la sintesi dell'indaco si deve al chimico tedesco Johann Friedrich Wilhelm Adolf von Bayer, il quale, dapprima, nel 1865, iniziò a studiare approfonditamente la struttura dell'indaco, e poi, nel 1880, lo produsse appunto sinteticamente, mediante 7 distinte reazioni chimiche.
Egli vinse il premio Nobel per la Chimica nel 1905 con la seguente motivazione: per"i suoi servizi nel progresso della chimica organica e dell'industria chimica, grazie al suo lavoro sui coloranti organici e i composti idroaromatici".
Tuttavia, dopo l'importante risultato scientifico di Bayer, furono necessari altri 17 anni prima che l'indaco sintetico, preparato con modalità differenti e messo sul mercato dalla società chimica tedesca Badische Anilin und Soda Fabrik (BASF), diventasse un prodotto commercialmente disponibile.
Ciò comportò l'immediato declino della grande industria dell'indaco naturale, un mutamento che andò a cambiare il modo di vita delle migliaia di persone che derivavano i loro mezzi di sussistenza proprio dalla coltivazione e dall'estrazione dell'indaco naturale.
Come però ci fa notare Joe Schwarcz nel suo libro Benzina per la mente:

"La cosa più importante fu che la scoperta del procedimento per la sintesi dell'indaco si tradusse nella disponibilità di migliaia e migliaia di acri di terreno in India per la coltivazione di cereali.  Grazie a ciò, si poterono sfamare molte più persone di quante l'esportazione dell'indaco sarebbe mai riuscita a fare."

Oggi una produzione annuale di più di 14000 tonnellate fa dell'indaco sintetico uno dei più importanti coloranti industriali.
Riporto qui sotto la formula di struttura dell'indaco:




 




La sua formula bruta è invece: C16H10N2O2.
Dopo queste disquisizioni, torniamo alla domanda iniziale: cosa ha a che fare l'indaco con i blue jeans?
Dovreste averlo capito ormai: esso, nonostante non sia un colore ad elevata solidità, viene utilizzato proprio per tingere i blue jeans.




















Colui che per primo fece uso dell'indaco per tingere i jeans è stato Levi Strauss, il quale approfittò, nel 1853, della scoperta di oro in California per recarsi lì, al fine di aprire un negozio pieno di oggetti utili ai lavoratori.
Un giorno, egli scoprì che i lavoratori desideravano dei vestiti e quindi, cercò di produrne alcuni che dovevano essere resistenti e comodi: i blue jeans.
Oggi l'innovativa idea di Levi Strauss riscuote ancora un grandissimo successo: infatti milioni e milioni di paia di blue jeans sono confezionati con tessuto tinto con indaco deliberatamente sbiadito.
Possiamo concludere che prendendo come riferimento un oggetto d'uso quotidiano, in questo caso i blue jeans, ci si accorge come la chimica sia situata dappertutto, tutta attorno a noi.
La Chimica, come d'altronde le altre scienze, è un qualcosa di imprenscindibile dalla nostra quotidianità, anche se molto spesso non ce ne accorgiamo!















P.S: visto che abbiamo richiamato il colore blu più e più volte, riporto alcuni brani musicali inerenti appunto il colore blu:
















1 commento:

  1. Grazie,Leonardo, per questo interessante articolo! :)
    Giulia.

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